Sotto questo nome (per noi italici abbastanza inquietante) si nasconde un oggetto in grado di rivoluzionare le abitudini operative di più di un musicista: se, fino ad oggi, i pianisti erano rimasti relativamente alla periferia del fenomeno MIDI, ora, con l’installazione della PianoBar, possono ritrovarsi nell’occhio del ciclone.
Moog PianoBar è un apparecchio che, semplicemente appoggiato sulla tastiera (e sotto la pedaliera) del pianoforte acustico, converte le esecuzioni del pianista in codici MIDI adeguatamente dettagliati. A differenza di apparecchiature precedenti (Forte Music MIDIMod, Farfisa Night & Day, Yamaha Diskclavier), nel caso della PianoBar non ci sono interventi traumatici per lo strumento acustico: la PianoBar può essere utilizzata con uno Steinway D dal 140.000 € o su un qualsiasi pianoforte verticale, con la assoluta consapevolezza che l’integrità del pianoforte non verrà minimamente compromessa. Non ci sono tastiere da rimuovere (Night & Day), non ci sono cavi da passare aprendo fori con il trapano (Forte Music)…
Il sistema è composto da tre unità indipendenti, due sezioni di rilevazione dati – rispettivamente per la tastiera e per la pedaliera – ed una centralina che riceve i dati e, oltre a convertirli in codici MIDI utili per apparecchiature esterne, fornisce una discreta produzione timbrica in formato GM (utile per ascoltare politimbricamente quanto eseguito con le 88 note). Attenzione! A differenza di altre apparecchiature simili, Moog PianoBar non permette di eliminare il suono del pianoforte acustico che, rimanendo strutturalmente integro, continuerà a suonare tranquillamente sovrapponendosi alle eventuali sonorità generate dalla centralina.
Sicuramente più evidente, la Scanner Bar vera e propria è il componente che salta immediatamente agli occhi: è una struttura longitudinale che, appoggiata sui due end cheecks ai lati della tastiera (gli spazi dove, tradizionalmente vengono appoggiate gomme, matite, chiavette ed altre porcherie..), viene – di fatto – sospesa sui tasti in corrispondenza della parete verticale della calatoia; lo spessore dell’unità non è tale da disturbare l’esecuzione del pianista: anche in posizioni strette, anche con la mano dentro ai tasti neri, difficilmente si va a sbattere con le dita sulla PianoBar. Per il corretto funzionamento, la Scanner Bar deve essere centrata sull’allineamento e sulla distanza giusta con i tasti, altrimenti i sensori non lavoreranno a dovere; l’operazione non è troppo laboriosa. All’interno dell’unità trovano posto gli ottantotto sensori a raggi infrarossi che leggono lo spostamento del singolo tasto e ne convertono la velocità di movimento in codici key on, key on dynamic, key off, key off dynamic; non viene supportato l’aftertouch. La superficie a vista della Scanner Bar presenta una serie di led che si illuminano in corrispondenza del codice key on-off; l’accensione e lo spegnimento vengono riproposti anche durante l’eventuale playback dei codici MIDI: se quanto eseguito sulla tastiera (magari suonato dal Control Module) viene registrato da un sequencer esterno e successivamente messo in playback, sarà possibile visualizzare in tempo reale la sequenza dei tasti premuti. L’effetto è didatticamente valido (anche se si potrebbe obiettare che il ghost pianist tipico degli strumenti Diskclavier è ancora più efficace) e, con un minimo di allenamento visivo, permette di verificare consistenza e correttezza dell’esecuzione.
In maniera del tutto simile, l’unità di rilevamento per i tre pedali viene posizionata sotto ai leveraggi e ne registra i movimenti con altre cellule ad infrarossi: se il pianoforte non è sufficientemente staccato dal pavimento (o, nel caso degli strumenti a coda, se il mobile scende troppo), non rimane altro che alzare lo strumento con gli appositi bicchierini in plastica o vetro. Anche in questo caso, il collegamento con il Control Module avviene mediante cavi proprietari che sfruttano prese simili ai connettori USB, ma che non sono USB.
La centralina è in grado di smistare i dati MIDI eseguiti su tastiera e pedaliera smistandoli su quattro possibili zone di trasmissione; oltre alle funzioni di mappatura, sono inoltre fornite voci sintetiche in formato GM compatibile. Sul pannello posteriore, oltre alle due porte MIDI In ed Out, trovano posto le prese simil-USB per Pedal Sensor e Scanner Bar e tre ingressi 1/4” cui agganciare eventuali footswitches o foot controllers demandati al controllo MIDI delle timbriche interne e/o alla gestione di messaggi trasmessi verso apparecchiature esterne – in pratica, per convertire il vostro gran coda in una master keyboard, mancano solo il channel aftertouch e le ruote di bend e modulation…). Le quattro possibili zone di trasmissione, su altrettanti canali MIDI indipendenti, vengono organizzate nei 60 Setup che ospitano i dati relativi alle timbriche eventualmente accoppiate, al volume indipendente delle medesime, al corredo parametrico di edit-GM ed alla configurazione di key range, transpose, eccetera. Il playback dei dati MIDI può essere ruotato al semplice riascolto delle timbriche sintetiche interne al modulo e/o mandato alla visualizzazione degli 88 led posizionati sullo Scanner Bar.
L’impiego più immediato per la PianoBar è la scrittura diretta delle proprie composizioni e/o esecuzioni all’interno di un software musicale (non è un caso, a tal proposito, che ci sia già disponibile una configurazione in split left hand – right hand appositamente dedicata a Sibelius…): qualsiasi musicista classico trapiantato di fronte al PC + master keyboard si sentirà inevitabilmente perso per la differenza di feeling, di tocco e per la mancanza “volumetrica” del proprio strumento; PianoBar può risolvere in un colpo solo tutti questi problemi. Secondariamente, il sistema permette di costruire una libreria pressochè infinita di esecuzioni pianistiche MIDI, con implicazioni didattiche particolarmente importanti: manca la possibilità del playback diretto, tipica degli strumenti Diskclavier, ma – per consolazione – non è necessario combattere con l’endemico ritardo dei sistemi a solenoide (lo stesso problema c’era nel mastodontico sistema Bosendorfer) e, cosa ancora più importante, non si è vincolati ad un unico strumento. Proprio la portatilità del sistema è uno dei sui punti di forza: da un’aula all’altra del Conservatorio, o dall’home studio al palco, Scanner Bar, Pedal Sensor e Control Unit viaggiano tranquillamente in un’apposita borsa imbottita che facilita al massimo le operazioni; anche l’installazione e l’autocalibrazione del sistema possono essere risolte in pochi minuti.
Altro grosso punto di forza del sistema è nell’implementazione esecutiva del MIDI dalla tastiera del pianoforte: per l’esecuzione in layer nel più perfetto stile one-man-band o per la gestione di sistemi complessi, PianoBar può offrire parecchie dritte al suo possessore.
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