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Eugene

Eugene è il nome dietro al progetto di musica elettronica per il quale non poteva mancare l'ausilio del marchio Moog.          

       

 

L'artista sul quale puntiamo i riflettori in questa occasione si chiama Eugene, un eclettico e geniale musicista italiano che ha avuto l'onore di essere scelto per comparire nella compilation dedicata a Bob Moog “Switched on Bob” (Bella Casa/Cherry Red, UK), in uscita in questi giorni, all'interno della quale Eugene figura con il brano “Space 1979” al fianco di autentici pionieri del technopop e dell’elettronica internazionale quali Wolfgang Flur (già componente dei Kraftwerk), J.J.Perrey e Dan Lacksman.

Il progetto electro-pop di Eugene ha inizio nel 2001, al confine tra sonorità provenienti dagli anni ’70-’80 e sperimentazione ambient: da quel momento ha prodotto e pubblicato tre EP (Calling You, PM -> AM, Dior DNA) ed ha effettuato un grande quantità di collaborazioni nell’ambito del pop-rock, della sperimentale, della dance e della fusion, realizzando inoltre colonne sonore per cortometraggi, mostre fotografiche e spettacoli teatrali. Proprio queste collaborazioni lo portano ad esibirsi nel corso di importanti rassegne dedicate alla musica d’autore in Italia e all’estero (Inghilterra, Olanda, Austria, ecc.)


 

Nel 2005 vince il Premio della Critica al Festival “Spazio Giovani” di Foggia e, nel dicembre dello stesso anno viene premiato da Morgan al Festival “Ritmi Globali” di Treviso.

 

Successivamente realizza il CD-singolo “Dior DNA” (tratto dall’EP omonimo) con la produzione del maestro della new wave italiana Garbo, oltre a comparire in varie compilations (una su tutte, “United Forces Of Phoenix”, distribuita in tutta Europa). Appassionato e studioso di ingegneria elettronica, arti figurative e letteratura, Eugene riflette nella musica la sua caratteristica attitudine, nella quale sia l’estro umano che la logica delle macchine rivestono un ruolo di primaria importanza nel processo creativo.

Eccolo in questa foto alle prese con il "mitico" Moog Liberation.

 

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Il Moog Liberation è stato il primo sintetizzatore analogico definito come "keytar", cioè una tastiera che, invece di essere appoggiata su uno stand, deve essere imbracciata come si fa con una chitarra, permettendo al musicista una più vasta gamma di movimenti.
La sezione tastiera + pannello di controllo è principalmente affidata alla mano destra, mentre i controlli di modulazione, filtro, pitch e glide sono affidati alla mano sinistra: ciò corrisponde a stimolare un approccio senza dubbio originale nell’esecuzione.


Dopo una ventina di minuti di warm-up (per evitare spiacevoli inconvenienti relativi alla perdita di intonazione), il Liberation è pronto con tutta la sua forza sonora, concentrata in 2 oscillatori monofonici VCO, un generatore di rumore, un ring modulator ed un oscillatore polifonico full-keyboard.
Il modello posseduto da Eugene è una rara versione bianca, la cui differenza sostanziale con le altre è la presenza di una wheel anziché del ribbon per il pitch bending ed uno switch di controllo per un eventuale trigger esterno.
Ecco come commenta Eugene la sua esperienza con questo strumento unico:

 

"La mia esperienza live e in studio con il Liberation si svolge talora come “bassista”...in diverse occasioni infatti ho utilizzato ampli per basso, delay e distorsore, con ottimi risultati. Il suono corposo dei 2 oscillatori accoppiato ad una chiusura abbastanza pronunciata del filtro cutoff e ad un discreto uso della modulazione può dare risultati davvero eccellenti. Non si parla di voler emulare il basso a corde, ma semplicemente di ottenere un timbro che assolva alle funzioni richieste da una sezione ritmica in modo non convenzionale ed interessante. Un altro aspetto degno di nota si può approfondire lavorando in studio sulla stratificazione dei layers: il caso può essere documentato in un mio brano, Space 1979, in cui il Liberation è indiscusso protagonista: il basso, l’80% dei layers e tutti gli elementi percussivi (questi ultimi assemblati in patterns con Reason) sono stati realizzati attraverso un’esplorazione pressoché totale dei parametri presenti sul pannello del synth; tutto ciò per rendersi conto dell’ampio ventaglio espressivo di questa macchina".

 

 

Naturalmente nel 'setup' di Eugene non poteva mancare anche il Theremin, ecco come commenta l'artista la sua esperienza con l'Etherwave Moog Standard:

"Suono il Theremin (o l’eterofono, per i nostalgici) da circa due anni, seguendo il metodo di Clara Rockmore. Muovendo le mani nello spazio si controllano l’intonazione ed il volume attraverso le sue antenne: credo sia uno degli strumenti elettronici più incredibili e spettacolari mai inventati! Le difficoltà principali che tracciano un confine tra i semplici “giocatori” e i veri “esecutori” (curioso notare come in inglese questi due significati siano contenuti nella stessa parola, cioè player) del Theremin sono l’abilità di prendere la nota giusta al primo movimento (senza fare glissati) e il successivo controllo della melodia ricorrendo al vibrato solo per finalità espressive. Il mio uso del Theremin dal vivo è principalmente abbinato ad un delay, meno spesso con altri effetti (phaser, distorsore e tremolo in genere), ma ciò dipende dalle necessità, com’è ovvio. In studio invece ne prediligo un uso più asciutto, anche a costo di passare molto tempo per eseguire passaggi più complessi”.

 

Invito all’ascolto: Space 1979 su soundcloud.com/eugenemusic e sul sito ufficiale www.eugeneofficial.com

 

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